Due cose da sapere se viaggi in USA spesso

Se viaggi spesso per gli USA, per piacere magari e per lunghi periodi, preparati ad avere problemi in caso di permanenze superiori a cinque mesi.

Sì hai letto bene, perché anche se fai tutto in regola, come vogliono le regole internazional, anche se chiedi l’Esta (a proposito: da poco se transiti dal Canada per arrivare negli usa devi chiedere obbligatoriamente anche l’eTA), non è detto che tu possa passare il confine fischiettando come un 15enne in gita. 

Infatti è considerata “sospetta” una permanenza per la metà del tempo dell’anno solare in cui si viaggia. Quindi se raggiungi i sei mesi di visita negli Stati Uniti d’America preparati a rispondere a decine di domande, vederti perquisire TUTTO (dalle borse, alla giacca, al portafoglio), con buona pace di privacy e eventuali coincidenze da prendere.

Questo è quello che mi è successo, fastidioso devo dire, ma se non hai nulla da nascondere non dovresti avere problemi, a meno che non abbia da prendere un altro volo. In quest’ultimo caso consiglio caldamente di avere almeno quattro ore di tempo per l’ultimo scalo, quello che ti porterà a destinazione finale.

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Che poi alla fine finisce tutto bene. Però

Io, tra attesa e interrogatorio, sono rimasto nella sala in compagnia dei simpatici ragazzi del “Custom and border protection” per ben due ore.

Il tutto in un ambiente dove è proibito guardare il telefono, non ci sono i monitor di servizio che si trovano di solito in aeroporto con le informazioni sui voli, senza nemmeno orologi a muro e la tv non è altro che un tg che ripete le stesse news di continuo. Senza orario manco questa…

Alla fine della fiera il mio (non)problema era che loro pensavano che avessi dei contatti di lavoro in USA. Mi hanno avvertito più e più volte del fatto che fosse illegale lavorare con l’Esta e le loro domande erano principalmente di natura economica (quanti soldi hai in banca, quanti con te, dove e come vivi).

Naturalmente non avevo e non ho contatti di lavoro con gli USA, lavorando per l’Italia “da casa” però ho avuto non poche difficoltà a spiegarlo ai signori (non siamo solo noi a essere scettici riguardo alle nuove dinamiche di lavoro online) che ovviamente non ci credevano.

Insomma se vuoi un consiglio soprattutto se sei un nomade digitale e ti piace spendere più tempo con amici, parenti, compagno/a: preparati un paio di scartoffie che dimostrino che hai un legame forte con l’Italia. Magari un contratto d’affitto e l’estratto conto in inglese della tua banca.

A me hanno chiesto tutte queste informazioni, persino in cosa consistesse il mio lavoro, più e più volte (ovviamente non perché mi credessero sulla parola, ma probabilmente per vedere se fossi incerto nella parlata o mi contraddicessi).

Un’esperienza che non auguro a nessuno, non tanto per le conseguenze, ma per la sensazione che vi lascia l’evento (pare d’essere un terrorista) e per il rischio di perdere eventuali voli successivi.

Alla fine del controllo si sono dimostrati anche quasi cordiali, quando si sono convinti della buona fede non ci sono problemi, ma all’inizio non sono stati accomodanti. Per niente. Non ti aspettare comprensione, ascolto o altro.

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